01/12/2013

Marcel Vervloesem – Il caso pedocriminale Zandvoort (1)

Bruxelles, 29.11.2013

Marcel Vervloesem è comparso lunedì scorso sul programma di una radio web olandese per dare un'intervista.

Poco prima della messa in onda, la presentatrice olandese aveva intervistato un accusatore di Marcel, l'olandese Jos Aalders, che si dice un cacciatore di pedocriminali e un ‘ombudsman’ autonominatosi per i bambini

M. Aalders giudicava durante questa intervista che Marcel Vervloesem era colpevole di abuso sul suo nipote piccolino, presunto abuso che è stata la causa della sua nuova condanna della settimana scorsa dalla corte penale di Turnhout. Aalders prétendeva che Marcel era lui stesso un pedocriminale che non cercava altro nel suo lavoro di facilitare la soddisfazione dei suoi desideri criminali.

Ciò è il mondo alla rovescia, poichè sembrerebbe che questa accusa si applicherebbe piuttosto al signor Aalders lui stesso autonominatosi un cacciatore di pedocriminali , ciò vuol dire che qualunque metodo si usa ,quelli di Marcel sono radicalmente opposti a quelli degli altri suoi "pretesi" colleghi. Ciò che è più smaccato, è che questa accusa coincide molto bene con i metodi usati dalla Giustizia e dalla stampa belga. Con questi sistemi Marcel è già stato condannato nel 2008 per lo stesso genere di fatti, e con lo stesso metodo di indagine, vuol dire montando un caso con l'aiuto di piccoli criminali legati al suo fratellastro che lui stesso è un pedocriminale alla grande. Quest'ultimo ha preso un posto importante nella picdcola politica locale del villaggio dove abitava Marcel , e questo gli permette di infangare il nome del suo fratellastro e di imporre a dei giovani criminali di sporgere false denunce per abusi sessuali che dicono commessi da Marcel su di loro. I media riportano subito fedelmente le odiose calunnie e si limitano a pubblicare le nuove accuse e le relazioni sulle condanne di Marcel da cui ne risulta e lo raffigurano come ‘un autonominatosi cacciatore di pedocriminali ‘mentre lui stesso è un pedocriminale provato’. Loro non hanno nemmeno l'obbligo di dare a Marcel il suo diritto di risposta, poichè il divieto di parlare con la stampa che gli è stato imposto dalla Giustizia belga dispensa la stampa stessa di aver e pubblicare le risposte di Marcel.

Questa campagna di calunnie e di accanimenti dei media e della Giustizia belga concertata, dura ormai dalla fine degli anni 90, quando Marcel ee la sua associazione Morkhoven hanno scoperto l'esistenza delle reti pedocriminali e della pedopornografia, nel corso delle loro ricerche e sulla scia del caso Dutroux. E' stato grazie a questo lavoro che hanno scoperto lo scandalo pedopornografico di Zandvoort, quello che è una delle prove della veradicità delle testimonianze dei testimoni detti ‘testimoni X’ nel caso Dutroux-bis che dicono esattamente dell'esistenza di simili reti che utilizzavano i bambini che loro prelevano durante festini appositi dove erano filmati prima della loro uccisione rituale e barbara nei filmati chiamati ‘snuff-movies’ che sono venduti a prezzo d'oro. Sono stati questi primi testimoni ad essere derisi,condannati,tanto che la stampa pubblica come da parte della giustizia specie belga, trattati come dei fuori di testa e degli allucinati (notoriamente il caso più conosciuto è quella di Régina Louf). Pertanto il caso della manipolazione dei documenti dellautospia di due giovani vittime nel caso Dutroux, Julie e Mélissa, conferma l'esistenza di queste pratiche sui bambini . Ed è esattamente per la stessa ragione che nel caso di quei testimoni fasulli, che la Giustizia ed i media, diretti dalla classe politica e dagli alti dirigenti, per cominciare in  Belgio (ma anche in Olanda, dove si trova la città di Zandvoort dove il gruppo Morkhoven è riuscito alla fine degli anni 90 a trovare i C D-ROM che provano la gravità della delinquenza pedocriminale), hanno inscenato la campagna di diffamazione e di sabotaggio contro Marcel ed il gruppo Morkhoven:  per soffocare questo scandalo di dimensioni internazionali  (concernente quasi 90.000 casi di bambini  -numero confermato dalla polizia federale belga-  abusati ed utilizzati nel'industria pedopornografica ed assassina di ragazzi,diverse e svariate volte.).

Nel quadro di questa campagna per neutralizzare il lavoro di Marcel e del Gruppo Morkhoven, lui era già dal 2006 diventato vittima del divieto da parte della solita Giustizia belga di parlare con i media e la stampa, o di contattare gli altri membri del Gruppo, – e oltre a questo lui non aveva più il diritto di partecipare ai lavori dell'associazione stessa per la lotta contro gli abusi sui bambini, nè di viaggiare all'estero per partecipare a lavori sulla pedocriminalità.

Queste misure restrittive furono mantenute fino all'ultima settimana scorsa e sempre in vigore stretto.

Nel 2008 lui fu condannato a quattro anni di carcere duro a seguito di quella campagna di sabotaggio e di false accuse, cioè la falsa accusa di abuso su minore fabbricata dalla combriccola del suo fratellastro. Lui fu rinchiuso prima nella prigione di Bruges poi di Turnhout, dove ricevette un pessimo trattamento, consistente in ogni sorta di piccoli accanimenti, mentre non riceveva nessun trattamento adeguato per le quattro malattie che incombevano sulla sua salute durante tutto il periodo della prigione.

Nei giorni scorsi un gran tam tam della campagna di sabotaggio contro il lavoro di Marcel e della sua equipe che avevano svolto l'anno scorso, quando la combriccola del suo fratellastro si era incattivita in una vergognosa campagna di terrore contro la figlia e la nipotina di Marcel, minacciandole di morte nel loro messaggi SMS e accanendosi nei mesi successivi anche per strada. La imperturbabile Giustizia belga ha preferito pertanto ignorare le prove inconfutabili di questi delitti.

Frattanto Marcel ed il suo gruppo continuano il loro lavoro senza lasciarsi scoraggiare da ogni contrarietà, andando sempre più profondamente nelle loro ricerche sul caso Zandvoort. Ciò che ne è uscito alla fine dell'anno scorso ha avuto un grande successo: in effetti Marcel e i suoi colleghi sono riusciti a craccare i codici di accesso alle parti dei CD ROM di Zandvoort dove si trovavano tutti i nomi dei clienti di questa rete pedopornografica internazionale. Ciò ha permesso a Marcel e suoi colleghi di condurre delle azioni per trovare molti ragazzi scomparsi e vittime di queste reti nei diversi paesi, con la collaborazione dei servizi di polizia dei singoli paesi. Tra l'altro in germania, Polonia, in Francia e in Canada. Durante queste azioni, dei bordelli di minori e degli studi pedopornografici che erano ad Amsterdam e a Rotterdam in Olanda, hanno avuto un ruolo importante di elementi che hanno permesso di rintracciare i bambini vittime, poichè dopo il loro prelevamento erano passasti di là per entrare così nel giro delle vendite in altri paesi.

fr. Nasus Ovidius

Seguito del testo: Marcel Vervloesem - L'affaire Zandvoort (2)

http://verdwijningen.skynetblogs.be/archive/2013/11/29/marcel-vervloesem-l-affaire-zandvoort-2-8000980.html