19/06/2009

Visita a Marcel Vervloesem rinchiuso nella prigione di Bruges (Belgio)


milan 01314.6.09 - Visita a Marcel Vervloesem rinchiuso nella prigione di Bruges (Belgio)

Antefatto :

Marcel Vervloesem ha da molti anni fondato il Gruppo di Lavoro Morkoven, associazione Fiamminga che si occupa della difesa di emarginati; in particolare ha iniziato ad interessarsi di pedocriminalità quando all'ospedale di Anversa “Bons Angels”, Ganumede ecc. i bambini erano richiusi in celle insonorizzate e ne uscivano sempre con ossa spezzate, morti ingiustificate, poi viene a contatto con una grossa rete nel 1998 a Zandvoort dove incontra il leader Gerrit Ulrich (vedi anche segnalazione di Roberto Menotti, detenuto per truffe e ricettazione a Pisa, che sostiene di aver raccolto dalla viva voce di Robbie van der Plancken, 25 anni, belga, ex prostituto bambino, ex protagonista di pedopornografia, nome in codice Lupetto, suo ex compagno di cella nel carcere di Pisa e condannato per l'assassinio del suo amante Gerrit Ulrich (da La Repubblica 1999, diritti riservati) che poi verrà ucciso appunto dall'amico Robbie van der Plancken nelle vicinanze di Pisa - Italia.

Riesce ad avere 20 cd con le foto di circa 90 000 bambini tra cui molti scomparsi, pochissimi quelli riconosciuti. Qui ha origine la sua odissea: la polizia belga lo accusa di aver materiale pedopornografico che lui si era preoccupato di consegnare subito alla polizia belga, ma verrà processato lo stesso per questa accusa ed altre tra cui abusi sessuali su minori che erano stati pagati e minacciati per denunciarlo e che poi hanno ritrattato il tutto, ma di ciò nessuna autorità belga si è preoccupata.

Quest'ultima denuncia dopo dieci anni di processi otterrà la condanna di quattro anni di carcere senza badare alle sue condizioni fisiche preoccupanti e tali da ottenere una non incarcerazione.

Al processo mancheranno documenti in sua difesa, non due o tre, ma quarantadue, ma i giudici sorvolano su questi particolari. Poi dalla Corte di Cassazione di Anversa qualche anno fa scompaiono 7 cd, ma il Ministro della giustizia di allora, interrogato in parlamento, afferma che c'è tutto al tribunale di Turnhout (improvvisa rimaterializzazione). Gli altri cd dovrebbero essere già distrutti (dieci anni, poi le prove vengono distrutte) anche se non si è indagato sulla rete di Zandvoort e connessioni varie, ma archiviato il tutto, perché gli accusati erano persone sconosciute.

Lui trova altri pedocriminali che occupano alte cariche ed altre reti e le loro connessioni Madeira, Coral, Cries, Ganumede, ma nessun procedimento è verosimilmente avviato contro questi personaggi.

Lui è incarcerato ugualmente a Turnhout e poi a Bruges, nel frattempo è portato anche in ospedale per vari scioperi della fame e della sete e per sospensione di medicinali e per operazioni ad alto rischio. Nel carcere di Bruges subisce sanzioni particolari tanto che per mettere fine alle sofferenze chiede l'eutanasia e poi innesca un suicidio con sospensione totale di medicine salvavita.

Finalmente un giornalista, non belga ma francese, Serge Garde, con cui era stato in contatto anni prima va a trovarlo nella prigione che poi relaziona il tutto alla TV francese (circola il video su internet ) con Karl Zéro suscitando in Francia ed in paesi mondiali ampie ripercussioni, in Belgio la stampa sembra tacere tutto.Con l'associazione Morkoven e la Fondazione Principessa Jacqueline de Croÿ e Massimo Lancellotti si decide di andare a trovare Marcel onde valutare le sue attuali condizioni psicofisiche, messe a repentaglio dalla sua volontà di porre fine alla sua vita non prendendo più medicine salvavita, essenziali per lui; tale consiglio gli era stato dato da un medico della commissione dell'eutanasia che gli aveva detto esplicitamente che dopo dieci giorni di sospensione delle medicine e cure e continuando a mangiare sarebbe morto. In realtà sono trascorsi più di 30 giorni dalla sospensione delle cure e Marcel è ancora vivo ed abbastanza in salute, sebben precaria.

Quindi lunedì 15 06 2009 il sottoscritto va a Bruxelles: all' aeroporto ci sono ad attenderlo Jacqueline de Croÿ e Alain Fauvage che l'accompagneranno a Bruges. Si arriva a Brugges verso le 15.00, ma ci avvisano che bisognerà attendere il turno delle 18.30, quindi ci si reca in città per un breve tempo, dove ritrovo con meraviglia una statua della madonna col Bambino di Michelangelo: non lo sapevo, ma sono contento di averla trovata poiché Michelangelo è un grande che non ci fa vergognare all'estero, sebben non sia riuscito a vederla direttamente dov'è, ma ci si sia dovuti accontentare della cartolina ricordo.

In ritorno al carcere la solita routine di controlli, carte identità, pass, passaggi sotto detector e quindi in sala comune ad attendere l'accesso del turno.

Si entra nella sala comune di ricevimento ed entrano i prigionieri tra cui Marcel che si vede ci cerca con gli occhi senza vederci, poichè ultimamente ha problemi di vista, ci dirà poi che non riesce più a distinguere le persone oltre tre metri.Quando lo chiamiamo si dirige tutto contento verso di noi, gli sorridono proprio gli occhi non opachi ma scintillanti, sebbene il suo incedere sia un po' strascicato perché ha i piedi edematosi fino al ginocchio. Ci sediamo e lui comincia a chiederci come stiamo e soprattutto dicendoci di ringraziare tutte le persone che lo sostengono e che gli inviano della posta e che lo fanno ancora sentire vivo ed utile. Lui ci dice che anche se non ha più il suo computer, lui il computer ce l'ha nella testa, dice, con tutte le notizie sulle reti e loro connessioni ce l'ha nella sua memoria che dimostra lucida e vivida fin nei minimi particolari.

Non si insiste molto su questo, per non suscitare interesse nei secondini che girano per la stanza. Parla abbastanza bene francese ed a voce con tono normale, anche per farsi intendere da me ed Alain, ogni tanto chiede la traduzione di qualche parola a Jacqueline.

Si è meravigliati della sua vivacità di espressione, sebben limitata dalla traduzione che lui attua dal fiammingo al francese facendo ben capire senza fraintedimenti ciò che vuole dire.

Mi chiede quanto può resistere un corpo nelle sue condizioni senza medicine salvavita per il diabete ed il cuore, ma non si sa cosa dirgli per non deprimerlo, sebben lo si incoraggi a prendere quelle medicine.

Lui, per nulla risentito, ci dice che fa questo per forzare la mano alle autorità belghe che calpestano i suoi diritti di prigioniero in modo pesante e senza mezzi termini e ci dice che quando sarà morto, tutto questo si ritorcerà contro lo stesso governo belga che ben sa quello che succede e quello che dovrebbe fare e che non fa.

Gli brillano gli occhi quando sente parlare di Serge Garde che definisce grande giornalista e di Karl Zéro della Tv francese, ascolta da Jacqueline i vari indici d'ascolto ed è contento, sorride, non ha alcun risentimento rabbioso verso le autorità belghe poiché sembra convinto della sua morte, non dell'eutanasia alla quale sembra non pensarci più.

Non si sofferma sulla sua scelta, magnificandola od altro, nè facendosi apparire un martire, solo che vuole sottolineare i pessimi trattamenti a cui è stato soggetto in prigione od alla mercè delle bizze di qualche autorità che dava un ordine, ambulanza che arrivava e che ripartiva senza di lui, e poi subito un controordine e se questo non si chiama mobbing o tortura, non si sa con quale termine si possono definire questi trattamenti. Però lui alza le spalle, rassegnato, può darsi a subirne degli altri, quasi avesse fatto il callo a ciò, ma è sempre sorretto dall'idea che adesso questo è emerso ed in una televisione non belga e perciò le ripercussioni saranno come le onde di un laghetto dove si à gettato un sasso:
andranno lontano, sebben gli rimarco che in Italia i vari giornalisti interpellati hanno altro da scrivere e gli ricordo le sceneggiate, non certo edificanti, di alcuni nostri rappresentanti. I bambini non fanno notizia, specie quelli violentati scomparsi maltrattati, compare qualche notiziola, ma di concreto o di fattivo ben poco: ad esempio per il bullismo, gli dico, comparirà ora nei vari centri estivi come ad esempio un minore che alla fine della scuola ha messo la testa di un compagno più debole nel cestino dei rifiuti delle toilette od altro, ma non si sa nemmeno se ciò è giunto alle orecchie del direttore della scuola. Di certo altri minori, bulletti in erba ( si fa per dire) cercano altri minori di minor età per prenderli in giro pesantemente chiamandoli con nomi femminili od altro e ci si chiede se gli adulti che controllano questo centri sono stati messi sull'avviso di questi episodi di bullismo già nella prima adolescenza. Si sa però che Marcel ha l'occhio per fatti più orribili, scomparsi ben più gravi, ma le radici di ogni maltrattamento cominciano anche nella tenera età e proprio coi primi passi di bulletti che si reputano superiori agli altri, ma che hanno mitomania e protagonismo a go-go (disturbi mentali da catalogo vedi DSM IV TR )........

Marcel è contento ed il sottoscritto si meraviglia della sua mente ancora non offuscata dal tasso glicemico non controllato, dai reni che non si sa se funzionano bene o no e dal suo cuore che avrebbe dovuto fare una cardioversione, ma che l'ha rifiutata.

Per dirla in breve sembra un miracolo vivente: non ha segni diretti o indiretti di essere vicino alla fine, cui è rassegnato. Ne parla come se ciò riguardasse una terza persona e non lui direttamente, ma si comprende il suo meccanismo che sa di aver innescato un processo irreversibile, ma che vuole ancora essere di utilità ai minori, intrappolati o da intrappolare nelle reti pedoporno future cui certe liberalizzazioni mediatiche spingono irrimediabilmente.

Il discorso di Marcel non è né di rabbia, nè di aggressività, nè tantomeno di voler emergere, di protagonismo e non si capisce la diagnosi verosimile fatta dalle istituzioni carcerarie belghe di mitomania, esibizionismo, disturbo istrionico di personalità, quando invece il suo parlare non è controllato, ma libero, non usa terminologie ampollose o stravaganti, ma parole semplici e non inneggianti alla sua persona di ricercatore di reti pedoporno, ma del problema in generale: non ha mai fatto riferimenti in quel senso a lui come persona, perciò nessuna mitomania e nemmeno depressione per il suo stato attuale. Sembrerebbe aver il presentimento che, dopo Serge Garde, qualcosa stia cambiando ed è in attesa di quella speranza che si spera non cada un'ennesima volta.

Non ricorda più le sofferenze di essere stato ammanettato sul letto operatorio ed incatenato quasi potesse, in anestesia generale, scappare e compiere fuga da spettacolo.

Ci dice ancora di ringraziare proprio tutti e da ultimo ci lancia quasi una speranza di poter presto riprende ancora una volta un diario, non della sua vita carcerario, ma per il bene dei bambini.

Ci si chiede ma dov'è la mitomania e l'esibizionismo riscontrati dagli esperti del carcere belga? Forse volevano suggerirgli quei disturbi mentali per così da renderlo meno credibile e far cadere tutto quanto aveva diligentemente rivelato alle istituzioni belghe o internazionali, che quasi tutte laiche, religiose (meno il cappellano del carcere di Bruges), in difesa degli emarginati non si sono degnate di rispondere se non di demandare ad altri la cosidetta patata bollente o che scotta.

Suona la campanella della finevisita, saluta molto affettuosamente, Marcel si allontana col suo passo un po' strascicato ed all'uscita dobbiamo mettere una sola mano sotto uno scatolotto a luce celeste, non si sa con quale scopo e poi si ritorna a Bruxelles.

Giorgio Gagliardi
1662009


clintondeguchtFONTE:

- Gruppo Morkhoven
- Droit Fondamental (I, F, A)
- Le reti pedocriminali: Zandvoort
- Website - http://www.morkhoven.droitfondamental.eu/ (I, A, F, H)
- Le reti pedocriminali - Zandvoort: Video 1 Marcel Vervloesem BFM-TV - http://www.youtube.com/watch?v=-eFnm5Eov8g (F, H)
- Le reti pedocriminali - Zandvoort: Video 2 Marcel Vervloesem BFM-TV - http://www.youtube.com/watch?v=r3nzjJj9GGo (F,H)
- Le reti pedocriminali - Zandvoort: Video Marcel Vervloesem BFM-TV - Dailymotion (F)
- Le reti pedocriminali - Zandvoort: Video Marcel Vervloesem BFM-TV - Blog Claudia Vinck
- Video 1-2 La scandalosa detenzione di Marcel Vervloesem: Il Caso Zandvoort
- Video 2-2 La scandalosa detenzione di Marcel Vervloesem: Il Caso Zandvoort
- Le reti pedocriminali - Zandvoort: Indymedia (A)
- Hillary Clinton - De Gucht - Guantanamo (I)
- Diritti umani Onu: Belgio (I)
- Belgio prigione tortura

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CONTATTI:

Non esitate ad inviare a Marcel Vervloesem una cartolina, poiché gli darà sollevo sapere che la sua vita non è stata accorciata invano:

Gevangenis (Prigione) Brugge
Sectie 35 - K 62
t.a.v. Marcel Vervloesem
Legeweg 200
8200 Sint-Andries - Brugge (Belgio)

Werkgroep Morkhoven vzw-asbl
Faiderstraat 10
1060 Sint-Gillis (Belgio)
Tel: 0032 (0)2 537 49 97
WerkgroepMorkhoven@gmail.com
postmaster@droitfondamental.eu
issakaba@skynet.be

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FOTO:

- Il Ministro degli Affar Esteri belga, Karel De Gucht, ha incontrato il Segretario di Stato Americano, Hillary Clinton, nel marzo 2009. Il Belgio siede attualmente insieme agli Stati Uniti al tavolo del Consiglio dei Diritti dell'Uomo - VN dopo che De Gucht ha dichiarato di essere disposto, assieme ai Paesi europei, a ‘prendere a bordo’ i detenuti di Guantanamo.


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